Che cos’è il Noir? Quali sono le sue caratteristiche? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima raccontare del suo papà: il Giallo, il vero padre di tutti i generi che ruotano intorno al crimine. Il Giallo ha partorito diverse sottocategorie (che sono poi diventate generi a sé). Partiamo allora in un breve excursus su questa numerosa famiglia, a partire proprio dal capostipite.
Quali sono le caratteristiche principali del Giallo classico?
Giallo (in Italia) definisce quel genere letterario che ha il crimine al centro del suo interesse . Per Giallo si intende sempre il Giallo investigativo, nel quale una persona risolve un crimine attraverso la speculazione intellettuale, un metodo scientifico, l’analisi e la deduzione. Generalmente, quindi, non c’è spargimento di sangue né violenza e spesso il giallo inizia a crimine già compiuto. Ciò che conta di più in un Giallo è scoprire il colpevole e fare giustizia. Come detto, il Giallo ha partorito diverse sottocategorie (che sono poi diventate generi a sé).
In cosa il Noir si differenzia dal Giallo?
il Noir rappresenta l’altra faccia della storia di un crimine, quella vista dalla parte del criminale; in ogni caso, si tratta di un genere in cui manca la consolatoria e razionalizzante soluzione finale con conseguente cattura del colpevole – caratteristica del giallo classico – dove l’accento è posto sull’ambiente estremo (postacci moralmente corrotti e degradati come periferie emarginate, città decadenti, sobborghi malfamati), che fa da sfondo alla vicenda, e che mostra più enfasi sulla violenza (sia fisica che psicologica) e sulle psicologie dei personaggi.
Qual è la differenza tra Poliziesco e Thriller?
Nel Poliziesco la soluzione del caso è affidata all’opera degli investigatori istituzionali, in genere la polizia nelle sue varie forme nazionali: in questo genere, più che negli altri, tutto il racconto è imperniato sulle indagini svolte.
Il Thriller è caratterizzato da ansia, cardiopalma e brividi: in una parola, suspense. Un thriller è per definizione un page-turner (o page-runner), come indica il termine stesso: thrilling. La soluzione dell’enigma appare del tutto secondaria rispetto alle azioni e agli eventi, spesso incentrati sulle vicissitudini di uno o più protagonisti la cui vita è messa a repentaglio da criminali, killer, pazzi omicidi e compagnia bella.
Dalle sottocategorie suddette sono nati altri sottogeneri: mystery, procedural, legal thriller, spy-story, noir metropolitano, noir mediterraneo, eccetera.
Cosa si intende per genere “Hard-boiled”?
Dal Noir è nato anche il sottogenere Hard-boiled, nel quale la violenza è ancora più esasperata: è il genere americano per eccellenza, quello in cui il delitto viene combattuto da un detective privato con metodi spesso non meno violenti o più corretti di quelli usati dal criminale. Beau Rivage di Max Dahl si può iscrivere a pieno diritto in questo genere.


Ma perché in Italia il Giallo si chiama Giallo?
Per chi ha i capelli bianchi, anzi bianchissimi, è facile rispondere: il termine è diventato di uso comune a partire dal 1929, anno in cui Lorenzo Montano e Luigi Rusca diedero vita, per Mondadori, alla collana I Libri Gialli. I primi cinque numeri di quella collana si presentarono, su ideazione dell’illustratore Alberto Bianchi, con una copertina gialla su cui spiccava un esagono rosso. Dal sesto numero, il pittore inglese Abbey trasformò l’esagono in un cerchio rosso omaggiando così la celeberrima firma di Edgar Wallace (che era appunto un cerchio rosso su fondo giallo).

L’immediato grande successo della collana – in cui apparvero subito storie di S.S. Van Dine, Edgar Wallace, Robert Louis Stevenson e Anna Katherine Green – portò in breve ad associare quel tipo di narrativa che aveva a che fare con delitti, crimini, misteri e indagini poliziesche al giallo, e da lì nacque la denominazione. Approvata a furor di popolo (quello appassionato di delitti e detective).
E perché il Noir è chiamato Noir?
Chiarito il mistero della definizione di Giallo, adesso vediamo perché si dice Noir: se qualcuno sta sospettando che la parola sia francese, si faccia pure avanti con fiducia perché è proprio così! Per i francesi, la parola noir è sinonimo di letteratura poliziesca in senso lato poiché proprio Série Noire fu il nome della più popolare collana dedicata a questo genere narrativo, nata negli anni Quaranta presso le edizioni Gallimard per volere di Marcel Duhamel e paragonabile per longevità e contenuti a quella italiana dei Libri Gialli Mondadori.

Dagli anni Quaranta in poi il termine è stato cannibalizzato dal gergo cinematografico di lingua anglosassone per indicare i film a tinte fosche, quelli che trattano di gangster, detective, rapine, ricatti, intrighi, storie di adulterio che finiscono in delitto.
Anche in Italia il termine è stato subito accettato, sebbene da noi noir si contrappone a giallo, distinguendo quel particolare filone della letteratura poliziesca nel quale i crimini restano impuniti, o comunque il protagonista è il delinquente o un personaggio che ne assume gli atteggiamenti.
Sono distinzioni sommarie e bisogna ricordare che spesso la realtà è più complicata e ibrida, perché i confini sono molto labili e i generi talvolta si scambiano delle caratteristiche, ma in generale è così. E generalizzare, spesso, aiuta a chiarire le idee.
La prospettiva francese: Polar e Neo-polar
Attenzione, però: oltre al termine noir, oltralpe ne esiste anche un altro che spesso vi sta accanto: Polar. Il termine è stato coniato dalla critica francese: il Polar è un vero genere cinematografico e letterario e il termine è una fusione tra i termini poliziesco (policier) e noir, che però può comprendere anche altri generi affini, come il thriller. Pertanto, in Francia con Polar si identifica un genere di romanzi e film dalle note cupe e introspettive e con le caratteristiche del noir, i cui protagonisti però sono tipicamente appartenenti alle forze dell’ordine, spesso coinvolti in un percorso catartico o di mutamento della propria esistenza. Alcuni critici si riferiscono al genere col termine polar noir.
Tuttavia, nell’uso più recente, i francesi hanno cominciato a considerare polar ogni romanzo o film poliziesco e noir, non solo quelli prodotti all’interno della cultura francese; quando proprio vogliono distinguere le opere casalinghe da quelle d’importazione, oltralpe parlano di polar français. Inoltre, a partire dagli anni settanta è avvenuto un rinnovamento del genere, definito neo-polar.
Cosa indica invece il “Neo-noir”?
A proposito: per non farci mancare niente, a noi lettori dallo stomaco d’acciaio e che smaniamo per le pellicole forti a tinte fosche, i cattivi affascinanti e le atmosfere cupe – ma che magari desideriamo anche una ventata di novità (nera, ovviamente) – qualcuno ha pensato di creare anche il neo-noir. Qui siamo più nel campo cinematografico che letterario, ma alla fine le due arti si influenzano a vicenda.
Il Neo-noir è un sottogenere del film noir, che utilizza gran parte degli elementi della filmografia noir ma con l’aggiunta di temi, contenuti, stili, e mezzi che non esistevano nei noir storici degli anni quaranta e anni cinquanta. Parliamo perciò delle stesse tematiche ma con ambientazione moderna o contemporanea e, come accennato sopra, la definizione si può attribuire anche a opere non necessariamente cinematografiche. Il prefisso neo suona molto chic e va bene per tutti.
Il Neo-noir naturalmente eredita le caratteristiche principali del Noir: il protagonista antieroe sempre in conflitto, spesso detective (ma ci sta anche il poliziotto, che però sia alternativo e cinico), la femme fatale e il gangster (con relativa pupa), ma soprattutto il senso di ambiguità, disincanto e smarrimento.
E nel resto del mondo?
Per chi vuole fare bella figura fuori da Italia e Francia, al posto di Noir si può utilizzare crime novel o detective novel (nei paesi di lingua anglosassone), kriminalroman (in quelli di lingua tedesca) e novela negra (in quelli di lingua spagnola).


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