Cosa è l’ispirazione per Max Dahl?
Molti hanno sentenziato che l’ispirazione è solo l’uno per cento, il resto è duro lavoro (vedi la citazione di Stephen King) e, ahimè (ahinoi, se chi legge è anche homo scribentis), è la dura verità. Passata la fugace ebbrezza dell’idea con il suo entusiastico furore artistico, si rimane rapidamente solo con un abbozzo, uno schizzo, sia in forma scritta o addirittura ancora in testa, e la montagna da scalare: in questo caso, alta e impervia, fatta di battute d’arresto, deviazioni, cancellazioni, arrabbiature, dubbi, modifiche continue.
I dilettanti si siedono e aspettano l’ispirazione,
il resto di noi si alza e va a lavorare.
Stephen King
Da qui in poi, dare la forma scritta a un’idea spetta solo a chi ha davvero questa insana passione: quella di scrivere. Giacché lo scrivere (romanzi, racconti, novelle e quant’altro), signore e signori, è un’attività irriconoscente (quanti traggono gratificazioni dalla fatica e dall’impegno?) e asociale: si scrive da soli.
Il genio è uno per cento ispirazione e novantanove per cento sudore.
Thomas Edison
Esiste il fascino dello scrittore?
A proposito di socialità, Paul Auster si chiedeva in cosa consistesse il famoso (meglio, famigerato) fascino dello scrittore: che fascino avrà mai un tizio/a che se ne sta seduto/a ore e ore a scrivere su una tastiera inseguendo le parole che gli/le frullano in testa? Lo sanno bene le persone che si sono scelte il difficile compito di vivere con questi individui.
Come nasce un romanzo di Max Dahl?
Prima arriva la scintilla: spesso arriva all’improvviso e senza apparente ragione. Talvolta scaturisce da qualcosa che si ascolta o si osserva: può essere un dialogo, un abbozzo di scena, un’immagine, un personaggio. È proprio così che la vede Max Dahl: piomba in testa senza preavviso e senza chiedere il permesso; appena entrata, inizia a rilasciare il materiale che si attacca subito all’embrione. Ossia l’idea, l’inventio, che prende così forma e cresce proprio come qualcosa di vivo. Come un figlio: il paragone è azzardato? Chiedete a uno scrittore. Comunque, per ora è solo uno schizzo, ma è anche qualcosa di solido su cui costruire.
Attenzione, Max Dahl non accende subito il PC: prende carta e penna e lo schizzo finisce su carta mentre è bello contemplare l’inchiostro che colora la pagina.
È vero che Max Dahl scrive a mano?
Max non è più un ragazzino: è cresciuto con la carta e l’inchiostro e non ne vuole fare (del tutto) a meno. La sua prima stesura, dunque, è sempre a mano. Quando è nel suo studio, impugna una stilografica oppure un roller. La stilografica è uno strumento meraviglioso: è talmente bella che starebbe ore a guardarla ed è la soluzione più comoda per scrivere. Con la stilo le dita riposano. Naturalmente, sono più pratiche le penne a sfera, altrimenti note come biro. Ma chi usa una stilo sa che sta maneggiando fascino e storia. Ciò nonostante, la stilografica non è per tutti e non è nemmeno per tutti i luoghi.
Fuori casa, magari in una situazione scomoda, va bene anche un’umile bic o addirittura una matita. Perfino un lapis, termine desueto ma bellissimo. Alla peggio, se proprio manca lo strumento per scrivere a mano oppure la situazione impedisce di mettersi a scrivere, si può scalare sullo smartphone: un’asettica nota accoglierà l’idea. Ma appena possibile, si trasferisce su carta e lì rimane finché viene deciso che passerà dal rango di idea su carta a quello più ufficiale di abbozzo su file PC: l’anticamera della “realizzazione”.


Lascia un commento