Quando c’è il passaggio da idea a progetto?

Si rilegge, si correggono gli errori, si toglie e aggiunge. Si rilegge ancora (rileggere non è mai abbastanza). Quando alla bozza non si deve più aggiungere niente, siamo di fronte alla fatidica domanda: racconto o romanzo? Max Dahl preferisce scrivere un romanzo, perché l’architettura è più complessa e c’è più spazio per lasciare andare la fantasia: il cavallo selvaggio che non vede l’ora di cavalcare libero per le praterie bianche del foglio o di un file. 

Il romanzo regala spazio e prospettiva, eppure talvolta ci si trova di fronte a un’idea che mostra subito di non avere una grande profondità e, insistendo a farne una storia lunga, sarà sfilacciata e senza nerbo: meglio darle un cortile ristretto ma impreziosito da particolari ricercati e frasi più accurate del solito. A volte il vino buono sta nella botte piccola, giusto?

Ad ogni modo, se l’idea arriva qui, significa che si apre il cantiere per un progetto strutturato, racconto oppure addirittura romanzo.

Diversamente da tanti altri narratori-scrittori-autori, Max Dahl non parte con lo scheletro dell’opera già disegnato nella mente. Sono molto fortunati quelli che scrivono in questo modo: per loro, il lavoro sarà più veloce e meno dispersivo. Purtroppo, Max Dahl inizia dalla famosa idea, palpitante e ansiosa di crescere, ma minuscola e striminzita: su quell’idea ci costruirà prima le fondamenta (personaggi e trama) poi tutto il palazzo, però con un lavoro giorno per giorno. Un work in progress. Ogni scena potrebbe cambiare da un giorno all’altro, non è detto che un personaggio arrivi alla fine e forse ne nasceranno altri cammin facendo. La fine viene creata dai personaggi perché Max Dahl non sa mai come finirà un romanzo, quando lo inizia. Perfino il titolo nasce a lavoro quasi ultimato.

Se volete scrivere un romanzo ma vi piace lavorare più degli altri e senza mai niente di certo, allora scegliete il Metodo Max Dahl.

Dopo la prima stesura a mano, si usa il PC?

Max Dahl ha due scrivanie: uno scrittorio antico e molto affascinante (ma non comodissimo a causa delle sue linee spigolose) dove tiene cartelle piene di idee, libri e documenti vari, e dove scrive a mano; una scrivania affatto affascinante e solo vecchia ma su cui ha scritto i suoi romanzi con il PC. Vecchia o no, è sacra e intoccabile.

Dalla carta ci si sposta alla tastiera del portatile: come tutti i dispositivi elettronici, è uno strumento senza anima né alcun fascino ma estremamente efficiente e pratico. Il file, come tutti sanno, permette di scrivere senza preoccuparsi degli errori e potendo così correggere, tagliare, aggiungere, arricchire con qualche semplice movimento del mouse.


Max Dahl scrive in silenzio?

No. O meglio, bisogna chiarire: il silenzio non gli dà fastidio, eppure la musica lo stimola. Scrive dunque con la musica: fa parte della cosiddetta ispirazione (termine abusato come quello di scrittore). Talvolta è proprio la musica che fa scaturire un dialogo, una scena, un’immagine. Durante la stesura si sceglie la colonna sonora: meglio, sono i brani a scegliere a quali scene accompagnarsi e formare una vera colonna sonora. 

Esempi: Estasi non sarebbe come è senza Mozart (Die Irae, in particolare), un racconto intitolato Per fame o per noia è nato con il rock celtico; la scrittura sincopata di Beau Rivage è stata accompagnata da decine di motivi swing degli anni Quaranta (o giù di lì).

Prima di scrivere si cercano informazioni?

Max Dahl desidera (eufemismo: lo esige e basta!)  dare alle sue opere tutte le informazioni e  le notizie storiche necessarie per rendere verosimili le trame e le descrizioni. Ciò significa che, se si accenna al prezzo di un caffè a Monaco di Baviera nel 1943, andrà a cercare e riporterà nella sua opera il prezzo corretto della bevanda di quell’anno. Per lui non ci sono mezze misure. Punto e a capo. Mentre legge Estasi (o Beau Rivage oppure L’Arca oppure i futuri romanzi), il lettore deve sentirsi totalmente coinvolto, deve vivere nelle sue opere, stare accanto ai personaggi che le popolano e che lì vivranno per sempre.

La documentazione è perciò vitale per Max Dahl. Non esiste una tempistica: la ricerca di materiale per Estasi è costata  circa  due anni di lavoro, mentre per le altre due opere un po’ di meno.  Internet dà un grande aiuto. Anzi, fondamentale: senza il web, destreggiarsi tra biblioteche e archivi si porterebbe via mesi e mesi solo per reperire il  materiale. Una notazione: le informazioni arricchiscono l’opera ma successivamente vanno inserite a ragion veduta e con precisione chirurgica.

Da dove nascono i personaggi di Max Dahl? Pura fantasia? 

Max Dahl li genera con amore ed è pertanto il loro papà, sia biologico che spirituale. Però poi, da bravo genitore (meglio il termine neutro, così facciamo arrabbiare Max Dahl che mal sopporta il politically correct) saggio e un po’ menefreghista, li lascia andare avanti da soli, badando solo che crescano bene e senza farsi troppo male. In un certo senso, la storia viene portata avanti da loro. Nonostante le precauzioni del papà, però, qualcuno si fa male e qualcuno muore. Succede. Ma fare i personaggi di un  noir comporta dei rischi: per chi vuole campare a lungo, meglio fare il personaggio dei romanzi d’amore.

A parte l’inesauribile vivaio della fantasia, Max Dahl va a pescare spunti anche nella vita privata del suo alter-ego, Massimo Daleffe: così può capitare che sottragga alla memoria di Massimo una frase detta da qualcuno, la battuta di un film, l’aspetto fisico di un conoscente o di un passante, una situazione vissuta realmente. Anche così si diventa immortali.

Visto che il Metodo Max Dahl non dà molte certezze, come arriva alla fine?

Come già si intuisce sopra, fino all’ultimo momento con Max Dahl niente è certo e niente è definitivo: il titolo in genere arriva alla fine (e poi, magari, viene cambiato dall’editore come per Beau Rivage) e, fino alla fine e anche oltre, si possono cambiare le carte in tavola: via una scena, dentro un’altra, si tagliano frasi, si accorciano e si allungano, si correggono i refusi che non finiscono mai. Quando se ne cancella uno, ce n’è subito un altro che prima non si vedeva. Max Dahl è brutale con ciò che scrive, sembra non esser mai contento. Per lui tutto è sempre migliorabile.

Però la fine arriva, eccome se arriva: prima di accettare di negoziare con sé stesso, giunge l’istante in cui Max Dahl non vuole più toccare il testo e si ferma. Non è stanchezza e nemmeno nausea: in quel momento, chiude gli occhi e respira con calma. Riaperti gli occhi, rilegge con animo più sereno per l’ennesima volta e, proprio lì, proprio allora, si accorge di aver scritto un bel lavoro. Voilà!

Via, si stampi!

Post scriptum: si scherza, per stampare manca ancora l’editore.


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