Il cattivo

Il cattivo

Scelgo il paradiso per il clima e l’inferno per la compagnia.
Mark Twain.

Perché scrivi romanzi Noir?

Mi sono spesso chiesto perché scrivo di crimini e non di storie d’amore. Un paio di volte (non di più) mi sono anche chiesto se davvero mi piaccia descrivere un tizio che ne ammazza un altro. Forse mi piace davvero, mi sono risposto, ma sicuramente non meno del lettore che mi legge (di nascosto sto ghignando ma so che lo sai: sogghigniamo insieme, caro lettore). Ammetto di esser affascinato dal mondo del Crimine. Mi piace l’estetica del Noir,  soprattutto quella dei film Noir americani anni Quaranta e Cinquanta.

Crimine uguale Male: quindi sei affascinato dal Male?

È vero: in tutte le mie opere il tema del Male si palesa in modo evidente, soprattutto in Estasi dove appare anche lo smaccato compiacimento di alcuni protagonisti nei riguardi delle proprie malefatte. Del resto, è un dato di fatto che il Male ha sempre esercitato un enorme fascino e potere d’attrazione nel pubblico. Io non faccio eccezione.

Perché avviene questo?
Perché il Male è così affascinante?

Prima di tutto, trattando del genere Noir, parlerei più precisamente del Cattivo: ovvero, di chi fa il Male. Ci sono dei motivi precisi per cui siamo così attratti dal Cattivo. 

  1. La sua Libertà Assoluta: Il “cattivo” è spesso un personaggio che ha deciso di ignorare le leggi, la morale e le convenzioni sociali. In un mondo in cui dobbiamo costantemente bilanciare i nostri desideri con le regole della società, l’antieroe rappresenta una fantasia di libertà totale. È il fascino di chi fa ciò che vuole, quando vuole, senza chiedere scusa.
  2. La sua superiorità intellettuale del Cattivo: spesso il Male è associato a una grande intelligenza o a un passato tragico. Siamo naturalmente portati a voler capire la ragione. Un eroe puro è spesso prevedibile; un cattivo, invece, è un enigma da risolvere. Ci chiediamo: “Cosa lo ha spinto a tanto? Io farei lo stesso al suo posto?”
  3. Il suo Potere e la sua Sicurezza:  Il Cattivo viene spesso rappresentato come potente, carismatico e imperturbabile. Eppure, se vi scorgiamo un momento di debolezza o incertezza, allora l’immagine di qualcuno che esercita un controllo assoluto sugli altri e sulle situazioni può esercitare una forte attrazione, quasi ipnotica.
  4. L’incontro con l’Ombra: secondo lo psicologo Carl Jung, ognuno di noi possiede un’«Ombra»: una parte della psiche che contiene impulsi, desideri e istinti che reprimiamo perché ritenuti inaccettabili. Guardare il male (nei film, nei libri o nei documentari true crime) ci permette di esplorare questi impulsi in un ambiente protetto, senza conseguenze reali. È una sorta di “catarsi” sicura.

Chi è il Cattivo?

In senso lato, il Cattivo (l’Antagonista) è la forza che si oppone al Protagonista, creando il conflitto necessario affinché esista una storia. Senza un ostacolo, infatti, non c’è movimento drammatico. Ecco così che nella Fiction (romanzi, racconti, serie televisive, film, eccetera) in generale troviamo sempre il buono, il Protagonista, contrapposto al cattivo, l’Antagonista. Invece nel Noir – ed è anche per questo che è un genere così affascinante – il ruolo importante, quello del Protagonista, è spesso affidato al Cattivo. Per esempio, sempre restando nel cortile di Max Dahl, ne L’Arca pare non esserci lo scontro tra il buono e il cattivo bensì tra due cattivi. Non parliamo poi di Estasi.

Qual è l’identità artistica del Cattivo?

Analizzato nei dettagli, il Villain (in Cattivo per il mondo anglosassone) riveste un ruolo molto importante per qualsiasi storia: possiede infatti una Funzione Narrativa: il cattivo è quindi il Motore della Storia.

Dal punto di vista della struttura, infatti, il Cattivo non è solo una persona malvagia, ma una necessità logica perché rappresenta la sfida che costringe l’eroe a cambiare, crescere o soccombere, l’ostacolo che lo spinge al traguardo (sempre lasciando fuori il Noir, perché è un genere che va un po’ per i fatti suoi).

Di più: spesso il Cattivo è lo specchio: ossia una versione “distorta” dell’eroe. Possiede le stesse capacità del protagonista, ma manca di bussola morale o magari ha subito un trauma che lo ha portato su una strada diversa.

Qual è l’evoluzione artistica del Cattivo?

L’arte ha interpretato la malvagità in modi molto diversi a seconda delle epoche:

  • Il Male Assoluto (Mitologia e Fiabe): Qui il Cattivo è un’entità simbolica (il Drago, il Demonio, la Strega). Non ha bisogno di motivazioni psicologiche; esiste solo per essere sconfitto e ristabilire l’ordine morale.
  • Il Cattivo Tragico (Shakespeare): Con personaggi come Iago (Otello) o Richard III, il male diventa psicologico. Il Cattivo agisce per invidia, ambizione o risentimento. È consapevole della propria malvagità e la usa come un’arte.
  • L’Antagonista Ideologico: Modernamente, il miglior cattivo è quello che pensa di essere l’eroe della propria storia. Non vuole “fare il male”, ma persegue un obiettivo (spesso nobile nelle intenzioni, come l’ordine o la salvezza del mondo) attraverso mezzi atroci.
  • Il Cattivo Esteta (Decadentismo): Personaggi che elevano il male a forma d’arte, trovando bellezza nella distruzione o nella trasgressione delle regole sociali (si pensi al Joker o a Hannibal Lecter).

Quali elementi deve possedere un cattivo per funzionare dal punto di vista artistico?

  1. La volontà di agire, l’iniziativa: è lui che mette in moto gli eventi. L’Eroe (il Buono) spesso reagisce in risposta al Cattivo che agisce.
  2. Possiede una volontà incrollabile, una determinazione che mette alla prova i limiti del protagonista.
  3. Nasconde un punto debole o un episodio passato che lo rende umano, permettendo al pubblico di provare una sorta di empatia.

Il Cattivo è l’ombra proiettata dall’eroe. È l’incarnazione dei timori di un’epoca e lo strumento attraverso il quale l’arte esplora i confini dell’etica, del potere e della natura umana.

A proposito della figura e del ruolo del Cattivo, del Malvagio, in psicologia si parla di Triade Oscura  (Dark Triad): è un termine usato per descrivere tre tratti di personalità che, pur essendo distinti, tendono a sovrapporsi. 

Questi tratti non sono necessariamente patologici (nel senso che molte persone “funzionali” possono averli), ma definiscono un carattere orientato alla manipolazione, all’egoismo e alla mancanza di empatia. Ecco la triade:

1. Narcisismo

Il Cattivo narcisista è caratterizzato da grandiosità e dalla ricerca costante di ammirazione e dal senso di superiorità. 

  • Il fascino: Il narcisista attrae perché appare estremamente sicuro di sé, è carismatico e “speciale”.
  • Il lato oscuro: ha un estremo bisogno di conferme e reagisce con rabbia se viene criticato, vedendo gli altri solo come strumenti per alimentare il proprio ego.

2. Machiavellismo

Prende naturalmente il nome da Niccolò Machiavelli. Si riferisce a una visione del mondo cinica e pragmatica: “il fine giustifica i mezzi”.

  • Il fascino: il Cattivo machiavelliano è spesso un brillante stratega, calmo e incredibilmente persuasivo.
  • Il lato oscuro: è anche un maestro della manipolazione e dell’inganno. Non agisce d’impulso, ma pianificano freddamente come sfruttare le persone per il proprio tornaconto.

3. Psicopatia (Sub-clinica)

In questo contesto, si riferisce a livelli elevati di impulsività e una quasi totale assenza di empatia o rimorso.
Il lato oscuro: è incapace di creare legami emotivi reali e può diventare crudele o irresponsabile senza provare alcun senso di colpa per il danno causato agli altri.


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